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La consapevolezza della Sindrome di Tourette

  • 21 gen
  • Tempo di lettura: 4 min


Quando parlo di Sindrome di Tourette, parlo di esperienza vissuta, non di teoria.

Ciao a tutti ragazzi e benvenuti a questo secondo appuntamento di questa piccola rubrica, I consigli di un pirla. Io sono il pirla e ci terremo compagnia come avete visto il lunedì, quindi questo è il nostro secondo appuntamento per il secondo lunedì. Io verrò a tormentarvi attorno alle tre del pomeriggio e questo video è sulla consapevolezza della Tourette, su come l’ho presa io. Quindi non è per voi mamme, è per i vostri figli che hanno la Tourette.


Come spesso succede, un giorno ti svegli e capisci che c’è qualcosa di diverso. Magari perché non avevi molto focalizzato il fatto che squittivi, urlavi, oppure l’avevi già focalizzato. Comunque c’è sempre quel momento in cui prendi consapevolezza che tu non sei quello che ti vogliono far passare i tuoi genitori. Tu sei diverso. Io, quando ero piccolo, avevo i tic già dai cinque o sei anni. Facevo un sacco di tic strani con la faccia, vocali, e quando ho capito che avevo questa Tourette ho capito anche perché io ero il famoso Marco Gallina. Solo che “famoso” non voleva dire famoso, voleva dire pazzo. Era diventato il pazzo Marco Gallina. In famiglia avevano fatto questo gioco di parole per non farmi sentire colpevole del fatto che ero aggressivo, che rispondevo male.


Alle elementari c’era una compagna di classe che mi rompeva le balle in una maniera assurda e io, senza curarmi delle conseguenze, l’ho spinta facendole cadere il banco addosso. Fortunatamente non si è fatto male nessuno. Era proprio stronza, ce l’aveva su con me e io non capivo perché. Poi sono andato alle medie ed è andata anche peggio. C’è questo momento di consapevolezza in cui realizzi che tu sei diverso, che urli, che sei fantasioso, che sei molto più avanti di quelli che vivono con te. Vivi perennemente con dei bambini perché la tua intelligenza e la tua interiorità sono troppo sviluppate per il contesto in cui vivi.


Io, quando ero alle elementari, andavo in sala giochi e mi trovavo benissimo con quelli delle medie. Quando ero alle medie andavo in sala giochi e mi trovavo bene con quelli delle superiori. Anni Novanta, era meraviglioso. Ve li siete un po’ persi, ma secondo me torneranno i grandi centri arcade. In famiglia ti dicevano: “quando cresci ti troverai meglio”. Un cazzo. Non ti troverai meglio per niente, perché sarai circondato da idioti e da gente che ti farà sentire idiota. L’unico modo per sopravvivere a questo mare di imbecilli è non darci peso, tanto esisteranno sempre. Come diceva mia zia: tanto muoiono tutti prima o poi.


Fregarsene non è facile, ma è necessario. Tu squittisci, loro poveretti non hanno il pollice opponibile e ridono come dei cretini. Non devi avere paura di andare in giro. A me è capitato di essere pieno di tic e la gente mi guardava. Due volte è successo che chi mi guardava è inciampato ed è caduto per terra. Una volta ero con mia zia che mi ha detto: “Te va davanti quando cammini”. Alla fine vedi che tu puoi avere la Tourette e loro possono essere cretini. Non dico le parolacce sennò i genitori si lamentano, ma loro non sanno quello che ci passa per la testa. Vedono il dieci per cento.


C’era quella santa donna di mia madre che non ha mai capito un cazzo della Tourette. Ci metteva il cuore, ma quando mi diceva “so benissimo come ti senti” io pensavo: no, non sai un cazzo. Non sai cosa vuol dire non riuscire a trattenerti, dover fare per forza qualcosa. Non sai cosa vuol dire girarti la testa fino a stare male, avere il mal di testa a forza di scuoterla, avere nausea e vomito, buttarti per terra e saltare come un’anguilla. Non sai cosa vuol dire stare in una classe di perfetti idioti.


Poi, per sbaglio, trovi amici nei posti più impensabili. Io li ho trovati a Treviso, in un posto bellissimo dove giocavamo a giochi di ruolo. Facevamo partite infinite, ci appostavamo sulle scale della chiesa accanto, con un prete che ci odiava perché pensava facessimo giochi satanici. In realtà facevamo campagne di WoW e giocavamo fino al mattino. Era un Eden. Io potevo fare quello che volevo, urlare, squittire, e alla fine vincevo perché ero bravo. Noi che siamo tourettiani ci arriviamo prima, siamo più svegli, ma non dobbiamo dirlo in giro perché certi normotipici hanno una sindrome di superiorità.


Siamo più sensibili, abbiamo emozioni al cento per cento, niente mezze misure. Bianco o nero, tutto o niente. Quando sale il nervoso, Dio salvi il joypad della PlayStation e soprattutto le persone intorno. Io mi sfogavo grattandomi le braccia, avevo cicatrici che diventavano vanti di guerra. A scuola stavo sempre vicino al professore, così mi bastava seguire. Ho scritto poco e studiato poco, seguivo e basta. Se aprivo i libri con il tic rischiavo di strapparli.

C’è anche un lato positivo. Quelli che ridevano di me alla fine prendevano punizioni, note, compiti extra. Sono arrivati a supplicarmi di sedermi in ultima fila. Noi urleremo, scuoteremo le coscienze, ma abbiamo qualcosa che gli altri non hanno. Non abbiamo una patetica normalità.


I genitori che non hanno la Tourette non possono sapere come ci si sente. Si sentono in colpa, soffrono, fanno quello che possono con quello che sanno. Ci ho messo vent’anni a capirlo. La Tourette non passa, come non ricresce un braccio se te lo tagliano. Va accettata. Bisogna circondarsi di persone valide, poche ma vere, e smettere di voler piacere a tutti. Il tempo vince su tutto.


Alla fine la famiglia è anche quella che ti costruisci, non solo quella da cui vieni. E tutto quello che fanno per te lo fanno per il tuo bene, anche se non lo capiscono fino in fondo. L’importante è essere coerenti con se stessi, per non avere rimpianti. Ora vi lascio tornare a giocare con le vostre console e ci sentiamo alla prossima settimana.

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