Barbie e inclusione
- 23 gen
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Barbie Out, e a quando Barbie Tourette?
Oggi parlare di Barbie e inclusione significa entrare in un territorio fatto di buone intenzioni, marketing e contraddizioni difficili da ignorare.
Ah le Barbie. È dal 9 marzo del 1959 che la storia non è stata più la stessa con l’emancipazione femminile, capitanata da lei: Barbie.
Una ventata d’aria fresca che probabilmente chi doveva non se ne è curato, per cui si è stati invasi, a buon diritto aggiungerei, da pioniere emancipate biondissime che alla faccia di mariti e figli sono riuscite ad avere casa, casa con piscina, camper, la macchina gigantesca in cui ci stavano dentro sei Barbie, il ranch coi cavalli, e chi più ne ha più ne metta. Una relazione stabile sì, ma niente vincoli apparenti: sorelle, amici, amici di amici in un mondo meravigliosamente al femminile, ma quel femminile che ti sbatte il cazzo sul tavolo per farti vedere chi comanda!
Nel tempo e nelle generazioni sono cambiati abiti, usi, costumi, il modo di rappresentare la vita stessa ma lei no. Lei resta, resiste a essere la portabandiera di quella libertà che troppo tempo è stata sottratta e negata; di quella indipendenza che troppo spesso è stata sminuita e derisa. LEI c’è. E ci sono anche tutti i suoi amici, che nel frattempo sono diventati castani, biondi, con gli occhi a mandorla, abbronzati, palestrati, e via discorrendo, facendo sognare, apprezzare e investire soldi anche alle nuove generazioni.
Poi, più ci avviciniamo al contemporaneo, più la cosa si fa disorientante. Non ci sono più le Barbie col concetto con cui noi nostalgici le abbiamo conosciute. Quelle sfarzose, quelle celebrative, belle, costosissime, il trionfo dell’armonia e del successo. Arrivano i primi dissapori, non per Barbie, e tutta questa solidarietà vista dagli occhi di tutti probabilmente si pone il limite di essere quanto meno poco inclusiva. Non è tanto lo stereotipo della ragazza Barbie messo in piazza in ormai cinquanta anni di successi e oltre. Non è che non va più bene, è che per piacere a tutti deve proprio piacere a tutti.
Scopriamo così che spesso gente, la quale mai si è interessata di certe cose, si dimostri paladina a spada tratta di opportunità e di farsi sentire. L’inclusione, questa parola a cui oggi siamo abituati ma che in fondo odiamo. La odiamo come odiavamo il bisogna, come si odiava ogni qualsiasi ordine che proveniva da qualcuno che aveva più autorità di noi. Inclusione. Dove non è importante continuare come si è sempre fatto, poiché tutto andava bene, ora invece bisogna dire che va bene; lì dove il tutto piaceva ora bisogna dire che piaceva. E per non essere inghiottiti dal sistema, o forse per mettersi al passo coi tempi, hanno iniziato ad arrivare altre ragazze Barbie, sempre in super carriera e paladine dell’emancipazione femminile, ma più vicine ai problemi delle persone, che ora bisogna sensibilizzare, bisogna fare in modo che la gente prenda coscienza e che accetti quello che fino ad ora ha sempre fatto, solo che ora bisogna farlo. Non importa che fossero delle stacanoviste incallite, che facessero già i lavori più svariati, Barbie di successo, non propaganda. Sono un’ispirazione per la gente. E ora ancora di più, assomigliano alla gente. Più vicine alla gente perché bisogna esserne vicini.
Così dal corpo stile anni sessanta, già seguendo i tempi, il corpo cambia, ma ora, possiamo perché no, trovare una grassa, in sedia a rotelle, con la sindrome di down, ora perfino Autistica. Ma quello che mi dà più fastidio non è il continuo ossequioso promuovere l’inclusione della diversità, credo serva più di un tempo, in cui c’era e nessuno diceva o faceva niente. La cosa che mi dà più fastidio è vedere genitori di figlie e figli con problematiche, scegliere per loro la Barbie che li rassomiglia di più. Mi è capitato di vedere una ragazzina in sedia a rotelle cercare di prendersi una Barbie come tutte le altre, e subito la mano del genitore a proporle la Barbie in sedia a rotelle. Come quando andavamo al Toys, non siamo liberi di scegliere la corsia che più ci contraddistingue? Siamo ancora additati come froci se noi maschietti scegliamo la corsia rosa? O siete voi additate come maschiacci se preferite la corsia blu?
Questa nuova bisogna comunque avrà una storia da raccontare, magari non in Italia, dove facciamo spesso di tutta l’erba un fascio, e le patologie mentali sono tutte sotto la stessa voce, però sarebbe bello vedere quando finalmente ci faranno una Barbie Tourettiana, magari con la Tourette Plus, piena di disturbi ossessivi compulsivi, ansie, paure, euforia, rabbia gioia, tutto in un solo giorno! Anche lei ovviamente di successo, perché noi Tourettiani abbiamo da sempre una marcia in più.
Anche più di una!



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