Giovani morti giovani
- 20 gen
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Bullismo invisibile: perché il problema non sono solo i bulli
Il bullismo invisibile è una delle forme più subdole di violenza psicologica, spesso ignorata da adulti e istituzioni.
Bisognerebbe anche affrontare argomenti di cui è sempre meglio evitare di parlarne, per non mettere in piazza i propri punti di vista, poiché ognuno ha il suo punto di vista, ognuno la vive a modo suo, e ognuno è un essere vivente a sé.
Siamo ancora e sempre alle prese con la questione bulli. Esseri monocellulari sprovvisti di pollice opponibile, che per sembrare migliori prendono di mira la gente, spesso più fragile.
Non sto parlando di quelli fisici che vengono in branco a picchiarti sotto casa: parlo di quelle cose che non vedi, perché non ti passano sotto gli occhi. Quelli che ti inviano frecciatine, che ti deridono alle spalle, che se possono ti mettono in cattiva luce, che da profili fake ti scrivono cose vergognose. Quegli elementi lì: aborti mal riusciti divenuti persone.
Ho fatto almeno un paio di video nella rubrica del gruppo riguardanti i bulli, ma ne leggiamo tutti i giorni. È davvero difficile proteggere i nostri figli da questo genere di nemico invisibile. Perché non basta la scuola, non bastano gli insegnanti incompetenti, non basta la quotidianità: ci sono anche queste situazioni che, per vergogna, o per paura, o per rabbia, o per quel che volete, spesso non arrivano alla nostra attenzione.
E poi ci stupiamo. E poi piangiamo. E curiamo i danni causati da altri o semplicemente cerchiamo di conviverci al meglio.
Come sosteneva Rodari, quasi mezzo secolo fa, spesso se qualcosa nel comportamento dei giovani va male è perché il genitore, in primis, ha creato quel comportamento.
È inutile continuare a fare campagne inclusive, progetti antibullismo, piani di sensibilizzazione, se prima non diamo i mezzi a chi amiamo per difendersi da solo da queste cose. Un messaggio anonimo o meno, arrivato da chissà dove, è niente. Ha valore pari a zero. Non essere invitati a una festa, essere messi da parte alla partita al parchetto, non devono essere motivo di vergogna, o di astio, o di rabbia, o di sentirsi colpevoli delle proprie condizioni.
Dobbiamo dare ai nostri figli il senso critico delle cose. Non temete: non saranno mai troppo giovani e ingenui per capire queste cose, e metterle nella giusta prospettiva. Se qualcuno fa qualcosa di male, allora va segnalato, perseguito o, più semplicemente, ignorato.
Come chi ti prende in giro per le orecchie a sventola, o perché con un tic urli durante la lezione, o perché sei come sei. Ignoralo. Vai avanti con la tua vita, e presto i risultati arriveranno per te, non per loro.
Loro sono e resteranno dei patetici poveretti di cui nessuno si ricorderà più.
Sì, lo so, un figlio con senso critico, che mette in discussione, è una vera rottura di balle. Dover motivare sempre tutto, starci a ragionare, e poi sono sempre più in gamba di noi. E ci fottono coi giri di parole.
Però è questo quello che facciamo: li prepariamo al mondo, non ad abbandonarsi ad esso. Sappiamo che farli crescere troppo in fretta è davvero triste, ma lasciarli sotto una campana di vetro non li salverà quando saranno grandi e noi non ci saremo.
Quindi meglio dei critici e rompicoglioni, che se vengono insultati o bullizzati se ne fregano e guardano avanti verso il loro obiettivo, piuttosto che tenerli in casa e dirgli che sono speciali e che andrà un giorno meglio, perché state mentendo a entrambi: loro e voi stessi.
Poi a volte muoiono... o muoiono i bulli... o muoriamo noi...
In ogni caso, il sistema vince. E chi resta, resta solo.



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