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Perché molti adulti scoprono di avere la Tourette tardi: La Tourette negli adulti

  • 4 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Adulto in stile anime seduto al laptop di notte mentre cerca informazioni sulla diagnosi di Tourette su Google, con espressione preoccupata e ambiente domestico in penombra.

I tic possono iniziare presto e restare in silenzio per anni. I miei sono iniziati a quattro anni, dopo un intervento. Erano pochi. A volte sapevo gestirli, altre volte dovevo. Non erano un problema per il mondo, quindi non lo erano nemmeno per me. La diagnosi è arrivata molto dopo, quando la Tourette è esplosa nella sua versione Plus, intorno ai sedici anni. Prima ero solo “strano”. Poi improvvisamente ero “quello con qualcosa”.


Ed è qui che sta il punto. Molti adulti scoprono di avere la Tourette tardi perché per anni nessuno l’ha chiamata per nome. Non sempre è colpa di qualcuno. Un tempo i medici la conoscevano poco. I genitori minimizzavano. I tic erano “fasi”. Le manie erano “carattere”. E se riuscivi a cavartela, nessuno si faceva troppe domande. Oggi è diverso, ma non così diverso. C’è ancora chi minimizza. Chi non vuole vedere. Chi pensa che se riesci a lavorare, parlare, camminare, allora non hai nulla di serio.


Molti adulti con Tourette non diagnosticata sono persone che hanno imparato a nascondersi bene. Hanno tic lievi, li reprimono, li gestiscono. Vivono con vergogna senza sapere che non dovrebbero. Altri semplicemente ignorano. Perché ignorare è più facile che capire. La diagnosi tardiva non è sempre una liberazione. Non so cosa si provi davvero, perché nel mio caso è arrivata in adolescenza. Ma immagino che possa essere un miscuglio di sollievo e destabilizzazione. Da un lato finalmente hai un nome. Dall’altro hai un’etichetta.


La Tourette negli adulti, non è sempre facile. E se a quel punto qualcuno ti propone terapie, percorsi, psicofarmaci… la tua vita attiva, piena, magari già costruita, può tremare. La consapevolezza della patologia può diventare peso, paura, isolamento interiore. Sapere è importante. Ma sapere cambia tutto.


Oggi forse si diagnostica più di prima. Forse anche troppo. C’è più attenzione, ma anche più iperprotettivismo. Più etichette, più definizioni, più “creature speciali”. Il rischio è che la diagnosi diventi identità prima ancora che comprensione. E questo, secondo me, è pericoloso.


Se sospetti di avere la Tourette da adulto, il punto non è cercare conferme online. Il punto è capire se quella conoscenza ti serve per vivere meglio o per giustificarti di più. Non sapere non è metà della soluzione. Ma sapere non è automaticamente salvezza.


La Tourette esiste. Ma la persona viene prima.

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